Femminismi contemporanei – Letture per riflettere

Femminismi contemporanei – Letture per riflettere

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Tempo di lettura: 4 minuti

 

“Questo momento deve segnare l’inizio di un’impresa molto più grande. Abbiamo aperto una crepa in quello che pareva un monolite inattaccabile: l’impunito strapotere dei maschi. E allora continuiamo a pestare, graffiare, spingere, martellare finché non va in frantumi. Vediamo quanto riusciamo a demolire.

E poi dedichiamoci a ricostruire.”

Ciò che voglio fare non è un confronto tra due tesi, perché non si tratta di capire chi ha ragione e chi ha torto, e soprattutto non si tratta di lotte combattute brandendo dettagli e parole come spade. Mi piacerebbe invece illustrarvi , in breve, le bellezze contenute in entrambe queste riflessioni sul femminismo, e su cosa significhi oggi essere femminista.

E’ chiaro che una piccola distinzione va fatta, prima di cominciare. Il saggio di Jessa Crispin “Perchè non sono femminista” edito in italia da Sur, è stato concepito già in principio come un libro, come qualcosa di scritto. Mentre invece il libricino di Chimamanda Ngozi Adichie intitolato “Dovremmo essere tutti femministi”, pubblicato invece da Einaudi, è la trascrizione di un discorso che la scrittrice ha tenuto ad una conferenza nel 2012. Va da sé che la riflessione della Crispin risulta più composita e dettagliata, dunque riesce a toccare molti più punti e, ad essere, a mio parere, più incisiva.

La rabbia è l’elemento che accomuna questi due libri. Nel caso della Crispin, una rabbia affilata e sfacciata, mentre la Adichie risulta forse più dolce, ma non per questo meno incisiva. Entrambe queste donne, diverse eppure accomunate dal risentimento, dall’energia viva e attiva di chi vuole che qualcosa cambi, sono capaci di creare attraverso il linguaggio nuove idee, o idee vecchie portate con forza nel presente.

 

Perché non sono femminista è una sfilza di pugnalate, un concentrato di idee pregnanti ed espresse con intelligenza. La scrittura della Crispin è diretta come un treno in corsa, ma lascia largo spazio al pensiero, senza opprimere con idee preconfezionate o stagnanti. L’epigrafe del saggio è la frase di Emil Cioran:

Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve allargarle. Un libro deve essere un pericolo.

La Crispin compone un discorso lucido, mai prepotente e capace di far emergere il “pericolo” positivo nel lettore. Un pericolo che mette la curiosità di ciascuno sull’attenti. La sua è una critica aspra al femminismo contemporaneo che tende a banalizzare, semplificare il messaggio e ad universalizzarlo per cercare di “far meno paura” alla massa. Jessa Crispin ci racconta di come il femminismo debba invece far paura,  e di come non appartenga e non sia mai appartenuto a tutte le donne indistintamente (come nel presente spesso si sente dire) ma piuttosto ad una nicchia, un gruppo di donne anarchiche, ribelli e spesso estreme che hanno aperto il varco per tutte le altre. All’autrice non basta un femminismo che sia una moda ed un modo per attirare più adepte possibili.

Anche se il discorso della Adichie può apparire piuttosto placido agli occhi di un lettore superficiale ( ma soprattutto se lo si confronta con le posizioni aguzze della Crispin), contiene in verità degli elementi innovativi, o quantomeno riesce a dare una forma chiara a qualcosa che nei pensieri di tutti noi si ingarbuglia come un gomitolo con cui ha appena giocato un gatto. Ad esempio, appare un’idea così elementare, eppure nascosta sotto strati di cultura patriarcale, quella per cui  la società stia facendo un torto agli uomini educandoli ad aver paura della debolezza, oppure a temere di non essere abbastanza virili. L’autrice ci mette di fronte ad una sorta di “naturalezza” del femminismo, qualcosa che c’è ed è chiaro che ci sia. Il discorso della Adichie si legge rapidamente, ed è esattamente come ascoltare una voce, è dinamico e scorrevole, sembra quasi di poter rispondere all’autrice, come in una chiacchierata.

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Io sono arrabbiata. Dovremmo essere tutti arrabbiati. La rabbia è riuscita spesso a innescare cambiamenti positivi.

Mi rimane, infine, venendo fuori da queste letture intense ed entrambe consigliate, la voglia di studiare, studiare ogni cosa per saperne di più di quello che c’è stato prima di noi, per capire chi e come siamo noi, nell’oggi.

 


 

Questo è il secondo di quattro articoli su DONNE e FEMMINISMO. Sabato prossimo parliamo dei saggi di Jessa Crispin e Chimamanda Ngozi Adichie. Se vuoi leggere il primo clicca qui o vai nella sezione del blog Librifugio’s Saturdays

 

Federica Ripa – Instagram: @librifugio

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