Le acrobazie per salvarsi – Incerti posti di Marco Montemarano

Le acrobazie per salvarsi – Incerti posti di Marco Montemarano

Tempo di lettura: 4 minuti

-Credo che in ognuno di noi ci sia una fiala di veleno e che ci siano avvenimenti che possano romperla, – disse (…)

Penso ai libri come a delle stanze. Sono appena uscita da Incerti posti e mi sembra di essere stata nella cameretta di quand’ero bambina, piena di sensazioni familiari e morbide, di calore ma anche delle paure rombanti dell’infanzia. Paure che sono come tarli, tormentose. Questo libro ha una faccia curiosa, ambigua. Il titolo è ambivalente: indica dei “luoghi incerti” ma anche “certi posti” specifici, come a voler dire: “attenzione, lì ci siamo stati tutti”. I luoghi dell’infanzia, per esempio, dei ricordi seppelliti e detestati, della nebbia sottile che avvolge le colpe del passato. I luoghi metropolitani, abitati dalle mostruose geometrie dei palazzi, le strade di una periferia popolata da discariche, spazi vuoti e palazzoni sgraziati, dove il degrado sbuca da ogni angolo. Tutti questi luoghi costruiscono l’ambientazione dell’ultimo romanzo di Marco Montemarano, pubblicato da Morellini. E’ un libro biforcuto persino nel punto di vista. Due sono le vite che ci vengono narrate, due storie marchiate dall’incertezza. Antonio e Matteo, i protagonisti, sono due funamboli, ma senza filo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Sulla copertina, di un turchese molto acceso, c’è un uomo che, da un cubo grigio fa un salto nel vuoto, col corpo sospinto verso un altro cubo grigio. Sfida il vuoto per raggiungere il pieno. Coma fa Antonio, 16 anni, la disciplina è il suo modo per sconfiggere il caos della periferia di Roma, abbattere ogni barriera e superare ostacoli che appaiono insormontabili. E’ un traceur, un tracciatore di percorsi, pratica il parkour. Come spesso accade in adolescenza, ci si affeziona ad un codice, una filosofia, uno stile di vita che possa essere una sorta di binario guida, e che ti faccia sentire parte di una tribù. Il parkour permette ad Antonio, con delle regole ben precise, di muoversi in modo originale ed estremo, di fare del proprio corpo uno spettacolo, di creare bellezza in un ambiente logoro che somiglia tanto alle ambientazioni apocalittiche di film e videogiochi, ma che è soltanto periferia. Il parkour gli permette di fuggire mentre la baby gang di turno lo insegue, di scappare dallo sfascio di una madre usuraia e obesa che ha storpiato la sua bellezza come per nasconderla, di smettere per un attimo di pensare al padre che non ha mai conosciuto.

“Da anni Antonio aveva preso l’abitudine di sostituire altre facce a quella sconosciuta di suo padre. Se lo immaginava con la faccia di un attore di Roma che abitava a San Lorenzo. O con quella di un cantante inglese che aveva un sacco di problemi con la droga. Oppure con la faccia di un politico che non si capiva se era amico o nemico di quello che andava sempre in televisione. Si teneva le foto di quei personaggi sul cellulare e le guardava quand’era solo, finché a un certo punto si stufava e le sostituiva con altre.”

Il rischio è parte essenziale di questa storia: il movimento comporta sempre un rischio, e ogni storia è movimento. Nel salto di Antonio c’è grinta, c’è l’energia e l’intenzione di raggiungere l’altra parte. Ma, il senso di colpa, può bloccare qualsiasi salto, perchè procede all’indietro e davanti a sé non guarda proprio. Matteo, il secondo protagonista di Incerti posti, è un uomo di quarant’anni che si trascina dietro il peso di un rimorso antico, un dubbio che risale alla sua infanzia. Il bambino che, molti anni fa ha spinto nella buca, è vivo o morto?  Matteo è solo, immobile e intrappolato, e soffre della sua solitudine cittadina, fatta di pranzi in cui senti ogni rumore della tua masticazione, di serate alcoliche in compagnia di colleghi con cui hai scambiato solo sguardi d’intesa e mai nessuna parola. Mentre Antonio vive nella periferia della città, Matteo vive nella periferia della sua vita, se ne tiene ai margini.

“Per tutta la sua vita le sirene non avevano smesso di tormentarlo. Dentro di lui quell’ululato si trasformava in un liquido schiumoso che colava fuori per poi solidificarsi come chiara d’uovo e stringerlo alla gola. Se qualcuno gli avesse chiesto delle spiegazioni – ma in fondo chi avrebbe dovuto farlo se non aveva nemmeno un amico? – avrebbe risposto che le ambulanze lo facevano sentire colpevole, ma in un modo cupo e lontano, e che lui preferiva non ragionarci troppo sopra.”

Il doppio punto di vista rende la narrazione dinamica e avvincente. Montemarano utilizza una scrittura distesa, e la ricama con un’ironia maldestra e squarci di violenza contemporanea. Incerti posti è un romanzo moderno, che consente di riflettere su tematiche come il bullismo, l’incomunicabilità in famiglia, l’amicizia, la depressione, il suicidio, la musica, il mondo del lavoro, le relazioni. L’autore ha una voce multiforme, parla in modo efficace ai giovani, che d’incertezza se ne intendono non poco, e parla a qualsiasi persona abbia camminato almeno una volta in equilibrio sul filo della propria esistenza.


Leggilo se hai amato:

  • L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio
  • Le otto montagne di Paolo Cognetti (ne parlo qui)

Film per riflettere:

  • L’ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi

Colonna sonora del libro:


Per approfondire guarda qui e qui.

 

Federica Ripa – Instagram: @librifugio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...