L’intreccio e i nodi tra un padre e un figlio – Anatomia di una scomparsa di Hisham Matar

L’intreccio e i nodi tra un padre e un figlio – Anatomia di una scomparsa di Hisham Matar

” – Veda, la maggior parte degli uomini passa tutta la vita a cercare di comprendere il proprio padre.”

Uno degli elementi che rende, a mio parere, una scrittura “letteraria” è la ripetitività. Chiaramente, non parlo di ripetizioni o di parole che ricorrono più e più volte, ma mi riferisco a concetti che ritornano, temi che circondano tutto un racconto, come ossessioni, momenti che si rincorrono e si ritrovano in una stretta circolare. Le ossessioni sono il sale della letteratura, ci spiegano qualcosa sull’autore e possono rivelare l’origine di un’opera. Questa ripetitività artistica, unita alla capacità di descrivere un qualcosa come nessun altro lo farebbe, rendono una prosa (a mio parere) un nuovo tassello della storia della letteratura. In Anatomia di una scomparsa l’aspetto dell’immobilità è quello che ritorna, come un’onda sul bagnasciuga, lentamente ma in maniera inesorabile, senza dighe a poterla bloccare. Noi siamo immobili, come il protagonista, impotente di fronte a ciò che gli accade.

Hisham Matar (di cui abbiamo già parlato qui) è uno scrittore contemporaneo, ma nel suo Anatomia di una scomparsa (Einaudi, 2011) si ritrova una bellezza antica. Leggere questo breve romanzo assomiglia a guardare per lungo tempo un acquario, dove i pesci passano lentamente da una parte all’altra, poi più veloce, e talvolta si fermano e galleggiano elegantemente tra un’alga e l’altra. Il lettore è ipnotizzato, suggestionato da gesti e parole, da atti e scelte che modificano una vita, o più vite insieme. Un figlio è intrecciato al proprio genitore, alla sua presenza e alla sua assenza. Il romanzo di Matar parla di questo intreccio, di quello che comporta ogni singolo nodo, ogni singolo sfilacciamento.

“Non lo vedo nello specchio ma avverto i suoi aggiustamenti, come se si stesse infilando in una camicia che gli va quasi bene. Mio padre è sempre stato intimamente misterioso, anche quando c’era. Provo a immaginarmi come avrebbe potuto essere avvicinarlo da pari a pari, da amico, ma non ci riesco del tutto.”

Il protagonista della storia è un giovane ragazzo, si chiama Nuri, è timido e vive con sua madre e suo padre. Un quadro lineare e che appare banale, tuttavia la famiglia è il luogo della letteratura, proprio perchè complessa come un mosaico. Poi arriva una perdita. Nella vita c’è sempre un prima e un dopo qualcosa, un evento, una parola, un lutto. La madre di Nuri, una figura che in Anatomia di una scomparsa appare prima imponente quanto un pilastro e poi quasi fantasmatica, provata dall’asprezza della malattia, muore. L’autore riesce a raccontare perfettamente come la vita si riassesti, si ricomponga e si risistemi a seguito di un lutto. Nuri parla di “un’impressione d’urgenza nell’aria”, di un’appartamento in cui risuona forte ogni rumore, ogni sospiro. Il vuoto dell’assenza che fa venire a galla i tratti più veri e vivi di un rapporto.

“Dopo la morte di mia madre io e lui finimmo per assomigliare a due scapoli che condividono un appartamento, obbligati a stare insieme dalle circostanze. Poi, però, quando meno te l’aspettavi, scaturiva in lui, cruda e improvvisa, quella sua tenerezza piena di comprensione, e allora mi affondava la faccia nel collo, annusandomi a fondo e baciandomi, facendomi il solletico coi baffi.”

Arriva poi la seconda perdita, nella vita di Nuri, che ha però un peso diverso. Il peso di un braccio amputato che continua a persistere nella sensazione. E’ il padre a scomparire, e a lasciare l’impronta vivida delle cose che sono state fin troppo presenti. Come sempre accade, dai grandi dolori si prende la spinta per alzarsi e camminare. Per crescere. Anatomia di una scomparsa è anche, forse soprattutto, un romanzo di formazione, sulla resilienza, sulla capacità di distillare speranza da eventi disperati; è un libro dai dettagli visivi sgargianti e incisivi, una storia malinconica, potente, persino sensuale; un inseguirsi di frasi e riflessioni sull’esistenza, che il lettore trascina via con sé.

“La mia mente cominciò a immaginare un altro possibile me stesso: una persona più dinamica, più coraggiosa e più capace, i cui interrogativi fossero meno disperati e incomprensibili ai suoi occhi.”

Quest’opera si articola come un viale alberato che poi si restringe, mano a mano, fino a divenire un sentiero di sassi e di erbacce. La prima parte della narrazione è lenta, ariosa mentre la seconda diviene agitata, acquista ritmo e azione. Popola queste pagine una solitudine di pensiero, di tormento e di scelte, la solitudine che caratterizza ogni essere umano, circondato da mille, ma uno e uno soltanto. Ed è una solitudine dolce e talmente riconoscibile, da rendere questa storia un classico moderno.


Se vuoi approfondire ancora clicca qui.

Leggilo se hai amato: 

  • Lo straniero di Albert Camus
  • Indice medio di felicità di David Machado
  • Il cacciatore di aquiloni di Hosseini

Film per riflettere:

  • Manchester by the sea, diretto da Kenneth Lonergan
  • Ritorno alla vita, diretto da Wim Wenders

 

Federica Ripa – Instagram: @librifugio

Foto di Michele Sirianni – Instagram

 

 

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