Questo libro è per tutte le domande – In gratitudine di Jenny Diski

Questo libro è per tutte le domande – In gratitudine di Jenny Diski

“Una scontrosa maleducazione è tra le scelte possibili per noi malati di cancro. Stabilirebbe un periodo di cattiva condotta, intimi saturnali tristi-allegri, il mondo alla rovescia, caos regolamentato dal signore del disordine, per un breve periodo prima che riprenda la grande sfacchinata di tirare avanti, cancro o non cancro.”

La parola Ingratitudine e l’espressione In Gratitudine si leggono allo stesso modo, ma significano il contrario l’una dell’altra. Questa constatazione, che può sembrare banale, è la chiave di lettura del libro di Jenny Diski, uscito nel 2017 per NN Editore. E’ un gioco di parole voluto, e nell’opera torna più e più volte il concetto di essere grati oppure no. Le contraddizioni che quotidianamente sperimentiamo dentro di noi, si manifestano in queste pagine, la Diski le conosce e le descrive con una prosa sconcertante e letteraria. La copertina bianca è schietta, riflette la sincerità quasi fastidiosa con cui questo memoir è scritto. Il bianco è così, sembra che non possa nascondere nulla, o forse è un trucco del nero per fare meno paura?

“Da una parte, morire a settant’anni non è una grande tragedia, anche se al mio inconscio piacerebbe sapere che cazzo c’entra l’età con l’essere fatti fuori. E comunque una simile ragionevolezza non tiene conto dei pensieri che mi passano velocemente per la testa.”

Non sapevo niente di Jenny Diski prima di prendere tra le mani questo volume e leggerlo. Non sapevo certamente che l’autrice, da adolescente, venne accolta in casa da Doris Lessing, scrittrice premio Nobel per la letteratura nel 2007 (che io ho imparato ad amare con i racconti de “Le nonne”). Non sapevo che avesse avuto un’infanzia, e in generale una vita, piuttosto complicata. Non conoscevo il suo carattere forte, temerario e ardente, le sue scelte anticonvenzionali. Non sapevo che fosse morta di cancro.

“Invece di seguire il copione, immaginai di ringraziare il medico e infermiere con un cenno e andarmene. Un breve grido alla Ennio Morricone e la porta si sarebbe chiusa dietro di noi. Ma nemmeno così andava bene. Dopo il momento eroico, mi sarebbe toccato vivere un’ora dopo l’altra. La vita di ogni giorno, persino abbreviata, non ammette la vacuità eroica del cinema.”

Una malata di cancro non è solo una malata di cancro, non si trasforma in un essere amorfo composto soltanto della sua malattia. Resta una donna, la donna che è stata con il suo labirinto di esperienze (compresa la malattia). Ed è per questo che In gratitudine non è soltanto un diario della malattia, ma è il racconto di una vita, è l’esplosione di un pensiero, di una filosofia personale. La Diski sceglie di raccontarci episodi della sua adolescenza, stralci di vita e di conversazioni, momenti che l’hanno formata. Per quanto il suo approccio sia spesso talmente vero da apparire disperato, questo libro regala speranza. Le pagine sono incandescenti, mai pesanti, aspre e ribelli. L’autrice parla della scrittura (è autrice di diversi romanzi che presto approderanno in italia sempre grazie ad NN), della sua idea di letteratura, di libri, di incontri, scontri e relazioni tortuose. Racconta gli anni di passaggio nelle cliniche psichiatriche, la droga, la religione, la violenza e l’affetto, la ricerca dell’affetto. 

“Nella mia esperienza, scrivere non diventa più semplice a forza di farlo. Ma la fiducia cresce, non molto, un briciolo, come una perla, come un tumore. Si impara che c’è un processo e che non è davvero importante ciò che si scrive, ma come lo si scrive, quello si che è cruciale, e che ciò che scrivo io o scrivi tu non sarà mai come quello che scrive lui e scrive lei, a meno che, come diceva Truman Capote, ciò che stai facendo non sia scrivere, ma battere a macchina. Dunque ho il cancro, sto scrivendo.”

Mi vengono  in mente, leggendo In gratitudine, gli aggettivi illuminante, coraggioso, nuovo. Niente di quello che si trova qui dentro è già stato detto, non in questo modo, non con questa forza esplosiva. Tutto a un tratto la malattia diventa trasparente come un velo, lasciando intravedere luci fortissime e ombre spaventose, cioè una vita intera. Le parole di Jenny Diski sono affilate, ma a tratti attraversate da una tenerezza e una fragilità inaspettata. E’ l’occasione per leggere anche un ritratto interessante e viscerale di Doris Lessing, donna misteriosa e forte, dal carattere particolare e le scelte di vita ambigue. Si, perchè la Lessing diviene fin da subito una figura chiave nella vita di Jenny, una “madre adottiva e affidataria”, un salvataggio, un tronco galleggiante a cui aggrapparsi, una figura da amare e da odiare. La persona verso la quale essere grata, oppure essere ingrata.

E’ imprevedibile e bellissimo immergersi nella mente della Diski, curiosa e letale nella sua intelligenza, sincera fino al disturbante. C’è qualcosa, in questo testo, di esaltante e naturale, qualcosa che ti fa pensare: si, io comprendo, sono in connessione. Qualcosa che nutre come una mammella calda, in un modo ancestrale. E la grande letteratura fa questo, ti attira e poi t’ingloba, ti fa sentire meno solo, come abbracciato. 

 

 

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Federica

 

 

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