Hemingway, Murakami e il “materiale” per scrivere

Hemingway, Murakami e il “materiale” per scrivere

Il libro di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, Il mestiere dello scrittore di Murakami Haruki, offre numerosissimi spunti di riflessione. Oggi ne ho scelto uno per stuzzicare ulteriormente la vostra curiosità.

Immaginate un aspirante scrittore.

“Non ho nulla da scrivere” , “Non mi viene in mente niente” , “Non ho cose abbastanza interessanti da dire”. Queste sono frasi che potreste sentirgli pronunciare abbastanza frequentemente. Chiunque di noi penserebbe qualcosa del tipo “Cambia mestiere, amico!”. E invece Murakami, andando controcorrente e oltre il sentire comune, sostiene che “non avere nulla da dire” sia un ottimo inizio per produrre delle storie interessanti. Mi spiego meglio. E lo faccio con le parole stesse di Murakami.

Perchè “non avere sottomano nulla” significa che si può scrivere liberamente quello che si vuole. Supponiamo che disponiate solo di “materiale leggero” (…). Combinandolo in modo da far nascere la magia, potrete comunque creare un numero infinito di storie.

Al contrario, Murakami sostiene che alcuni scrittori partano solo da un “materiale pesante”, ovvero da esperienze grandiose e pervasive, e che scrivano utilizzando  come punto di partenza questi argomenti. Tutto questo ad un certo punto dovrà finire.

Invece la maggior parte degli scrittori che partono con un materiale pesante in mano, a un certo punto tenderà a “perdere peso”.

Parla, ad esempio di Hemingway, un immenso scrittore del Novecento che ha portato sulla pagina, in una maniera folgorante, la guerra, la corrida e tante altre sue esperienze di vita. Ecco, Murakami sostiene che le sue prime opere, come Addio alle armi o Il sole sorgerà ancora, siano le migliori, e che le ultime opere, per quanto belle, tendano a perdere forza.

Perchè Hemingway era quel genere di scrittore che trae la sua energia dal materiale. E’ probabilmente a questo scopo che partecipò a diverse guerre, andò in Africa a caccia grossa, si appassionò alla pesca d’altura e si dedicò ad attività come la corrida.

Io, nella mia piccola esperienza di scrittrice (nel senso originario di persona che scrive), posso dire che traggo ispirazione principalmente  dalla quotidianità, da emozioni e questioni legate alla mia interiorità, dalla mia immaginazione. Questo è il mio materiale di partenza. E si, è vero, non ho fatto (ancora) grandi cose nella vita, ma sento ugualmente di avere molto di cui parlare, e parecchie storie da raccontare.

Servendosi del materiale accumulato dentro di sè (…) basta che lo scrittore usi l’immaginazione per costruire una storia.

Questo principio non mi dispiace affatto. Mi fa pensare che ogni essere umano, potenzialmente, può raccontarci qualcosa di intenso, e che questo qualcosa possa trasformarsi in un’opera d’arte.

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Letture per riflettere:

 

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