Una famiglia di roccia e polvere – Monte di Amir Naderi

Una famiglia di roccia e polvere – Monte di Amir Naderi

Le storie di povertà, di visi consumati e sporchi di cenere, di mani ferite e dalla bellezza primordiale, mi hanno sempre fatto tremare qualcosa dentro.  Monte, l’ultimo lavoro del regista iraniano Amir Naderi, mi ha regalato immagini drammatiche, commoventi e forti, unite alla messa in scena di personaggi che affrontano la loro miseria con un vigore e una serietà naturali.

Alla fine del mondo

crollano le montagne

ancora superbe di slancio

gioia di tutta la terra.

Prima del lavoro – e Livia ancora dormiva –

bevevo il caffè e l’aranciata,

remavo d’inverno

sulla soglia di casa rannicchiata.

Ti guardavo.

Eri la nostra montagna,

e viva come noi:

ti amavo.

Da molti anni è di cattivo umore

il cielo. Nebbie ti velano

e io non ti vedo.

Fabrizia Ramondino

In un tempo antico ma non specificato, una famiglia formata da Agostino, sua moglie Nina e il figlio adolescente Giovanni, vive all’ombra di una gigantesca montagna rocciosa, in una terra ar53448ida e scura, in un luogo malinconico e abbandonato da Dio. Il sole non arriva mai a toccare il terreno e questo non produce più alcun bene. Nonostante le condizioni di estrema indigenza, Agostino e sua moglie, a differenza di altre famiglie che partono lasciandosi dietro il loro passato e le loro radici, sono decisi a non abbandonare la terra alla quale sono tanto legati. Tutti i loro antenati l’hanno abitata e sono sepolti in quel luogo, a pochi passi dalle loro umilissime abitazioni. Agostino, con una fermezza scaturita dalla disperazione, decide quindi di continuare a recarsi tutte le mattine in paese a vendere qualche erbaccia intrecciata e cucchiai di legno consumati, per poter sfamare la sua famiglia.

Il paese si trova oltre la montagna, protagonista assoluta dei meravigliosi panorami del film, ma fondamentale personaggio anche della vicenda. La sua massa increspata e grigia sembra incombere sulle vite degli abitanti e sembra comunicare loro pericolo, afflizione e urgenza. La montagna è una sagoma fantasma che divide Agostino e i suoi cari da tutto il resto del mondo. Una vera e propria maledizione. E maledetto sembra il destino dei protagonisti del film che dovranno combattere contro la superstizione, la cattiveria, dovranno tenere a bada la follia e conservare la propria stabilità.

C’è una splendente Claudia Potenza, che interpreta Nina, e con il suo sguardo profondo, talvolta nebbioso ma mai perso, rappresenta una figura di madre e compagna incredibile. Agostino, interpretato da un sorprendente Andrea Sartoretti, è una figura che si erge e si guadagna immediato rispetto da parte dello spettatore. La sua volontà estrema ci insegna a non lasciarci sovrastare dalle condizioni che ci affliggono, ma lottare per tentare di mutare il panorama da cupo a luminoso. Naderi riesce a costruire una storia senza tempo e senza confini, che parla in modo universale. Una parabola che mostra la forza sovrumana di un legame, la poeticità dello sforzo e la capacità dell’uomo di abbattere confini e barriere e muri ben più alti di lui.

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